Alcune raccomandazioni sull’impiego dell’ipnosi con soggetti che riferiscono esperienze del genere Incontri Ravvicinati del Quarto Tipo.

 

Cigada M.V1, D’Ambrosio G.M2.

1: Medico psicoterapeuta, docente AMISI – Scuola Europea di Psicoterapia Ipnotica

2: Medico neuropsichiatra, psicoterapeuta

 

 

Il discusso tema degli Incontri Ravvicinati sta diventando rilevante per un numero sempre maggiore di psicoterapeuti. Gli Autori desiderano richiamare l’attenzione degli specialisti su un fenomeno che si sta diffondendo nel mondo e che viene indicato come "Incontri Ravvicinati del Quarto Tipo" (IR4), con particolare riguardo a quelli definiti come "abduction".

Non riteniamo che questo sia il luogo per discutere della globalità del fenomeno; il nostro scopo è di presentare due casi e descrivere un metodo d’approccio che si è dimostrato utile nel prendersi cura di questi soggetti. Perciò gli Autori baseranno le loro raccomandazioni sulle osservazioni, sulla loro esperienza e sulla letteratura para-scientifica esistente, suggerendo cautela sia sul modo di usare l’ipnosi che nella scelta dei tempi di applicazione; in particolare:

Storia di V.

Il primo soggetto è un uomo, che chiameremo V. E’ un insegnante di circa 40 anni, ben integrato nella vita sociale, lavorativa e affettiva; la sua mente sembra completamente presente rispetto ai ricordi che ha e non sembra facilmente suggestionabile. Ha lavorato in un setting psicoterapeutico per due anni prima di consentire l’impiego dell’ipnosi..

La sua storia era cominciata con alcune visioni che passavano davanti a lui come sogni durante la notte, dopo aver letto il famoso libro di John Mack, psichiatra dell’Università di Harvard, sulla questione delle "abduction" (1). Allora si era ricordato di avere una cicatrice rotonda sulla gamba sinistra, la cui origine non era chiara. Suo fratello ne ha una simile.

Aveva scoperto uno strano oggetto sotto la pelle del viso, oggetto che era poi stato studiato e classificato come "impianto" di origine sconosciuta.

Aveva avuto alcuni sogni che l’avevano turbato e che sembravano simili a ricordi. Un elemento notevole e peculiare dei suoi sogni era che quelli con elementi che richiamavano le sue strane esperienze intrudevano all’interno dei suoi sogni "normali", interrompendoli. Durante il lavoro psicoterapeutico questi sogni divennero più ricchi in particolari e assunsero una collocazione più precisa nel tempo.

La madre e uno zio paterno gli avevano raccontato strane esperienze analoghe. Ciò che l’aveva allarmato era il fatto che anche il figlio di cinque anni gli aveva riferito di aver avuto lo stesso genere di incontri. Quindi era perplesso e arrabbiato con questa realtà che non poteva combattere.

Il lavoro di psicoterapia aveva l’obbiettivo di aiutarlo ad affrontare meglio i suoi ricordi e di non farlo sentire così male e insicuro.

Il lavoro è durato due anni, tempo che alcuni ufologi hanno giudicato troppo lungo.

 

Storia di M.

Il secondo soggetto è una donna, che chiameremo M. E’ una casalinga di circa 70 anni, anche se tutte le sue funzioni fisiche e psicologiche la collocano piuttosto a un’età di 60. E’ intelligente, intuitiva, aggressiva, empatica. E’ arrivata all’osservazione a causa di strani sogni che non riusciva a collegare ad alcun ricordo, ma il setting è stato invaso immediatamente dalla storia della sua vita: era nata non desiderata in un ambiente familiare disturbato, il padre picchiava la madre e lei aveva il ricordo di un tentativo del padre di ammazzare la madre.

Era stata collocata in un collegio tenuto da religiose quando aveva quattro anni. Incontrava raramente i genitori. Le suore erano molto aggressive: una punizione all’ordine del giorno era di costringere le bambine a dormire tutta la notte accucciate sul pavimento, con una temperatura inferiore a 9° C. Le bambine più povere, come M., dovevano andare a piangere ai funerali, in modo da mantenersi da sole in collegio.

In questo contesto rigido e deprivato, il suo piacere era lo studio – anche quando arrivò all’osservazione stava studiando il tedesco a un buon livello.

Ma quando era bambina si esprimeva con affermazioni che aumentavano le sue punizioni – ad esempio, diceva che il pianeta Giove fosse una stella non sviluppata: questo è vero, ma negli anni ’20 non si sapeva.

La sua vita non è stata facile. Si è sposata, ha avuto due figli, lasciando il lavoro da impiegata dopo aver avuto il secondo. Ha cercato di educarli in modo particolare, dando importanza al rispetto e alla conoscenza della Natura. Suo marito non è mai stato una figura particolarmente forte che potesse sostenerla.

Oltre a questa parte faticosa della sua vita, ce n’era un’altra, costituita dai suoi attacchi di agitazione, durante i quali prendeva rifugio nel bagno di casa sperando che le passassero spontaneamente. A causa di questi attacchi - che noi ora riconosciamo come attacchi di panico, ma che all’epoca non rappresentavano un disturbo nosologico riconosciuto – ebbe molte ospedalizzazioni, dove le furono praticati parecchi elettroshock. E’ stato veramente sorprendente verificare che integrità personale sia riuscita a conservare nonostante questi trattamenti!

Alcuni di questi attacchi si sono riprodotti durante la psicoterapia, che è durata due anni e mezzo. Nel corso del primo e del secondo attacco, la terapeuta le fornì un rimedio omeopatico, Arnica, che viene usato per i traumi, essendo possibile riconoscere questi attacchi di panico come una conseguenza di un qualche shock mentale. Gli attacchi successivi non furono così gravi e cessarono semplicemente parlandone.

M. non aveva in mente immagini particolari di creature strane, ma solo l’impressione di trascorrere le notti in posti che non erano il suo letto, dopo le quali si sentiva molto disturbata. Afferma di essere terrorizzata dagli strumenti acuminati e sembra avere memoria di una manovra intrusiva nel naso. La Risonanza Magnetica cui si è sottoposta si è rivelata un esame non sufficientemente accurato da permetterci di darle una risposta sicura.

Tutto il lavoro psicoterapeutico, che ha sicuramente migliorato il suo modo di vivere, non è stato sufficiente per consentirle di formulare un ricordo coerente che potesse spiegare i suoi sogni e le sensazioni.

 

Breve cronaca dell’esperienza con l’ipnosi.

Abbiamo condotto tre induzioni ipnotiche, sia con V sia con M.

V.

La prima suggestione era aperta, per permettergli di ricreare un luogo piacevole preso dai ricordi o di fantasia.

V. ha scelto di immaginare una spiaggia in Sicilia, con la sabbia dorata. Abbiamo "ancorato" queste sensazioni in modo tale da poterle richiamare durante eventuali future memorie di esperienze traumatiche.

E’ interessante notare che V. ha riferito una migliore visione senza occhiali durante le immaginazioni e per alcune ore dopo l’esperienza ipnotica.

Durante la seconda ipnosi, abbiamo suggerito a V. di immaginare una stanza da riordinare dove lui poteva trovare un libro con una storia che lo interessava, la storia del mondo.

V. ha parlato dei suoi ricordi cominciando dall’immagine di un piccolo martello. Poi ha avuto la sensazione di essere nascosto e di spiare qualcuno da una piccola stanza dimenticata - che faceva parte della casa - e, allo stesso tempo, ricordava di vedere uno strano essere senza capelli.

Durante la terza ipnosi, a certo punto V. ha cominciato a ricordare un’esperienza traumatica dove era manipolato, legato, afferrato. Ha avuto un ricordo simile a un IR4: si era alzato dal letto e si era mosso senza aver camminato, passando attraverso la porta, e quella non era la prima volta.

Era spaventato e ha pianto durante il presentarsi dei ricordi. Ha ripetuto parecchie volte le parole "vogliono il seme", "semah" o "seman" e il fatto che qualcuno stava dicendogli di non aver paura.

M.

La prima suggestione è stata la stessa effettuata per V. M. ha ricordato un posto "che non esiste più", una roccia chiamata la "roccia delle streghe". Si ricordava anche di se stessa mentre si arrampicava sopra qualcosa, forse la stessa roccia.

Durante la seconda ipnosi abbiamo suggerito a M di scendere lungo una scala e di attraversare un giardino e un ponte; a questo punto ha avuto un attacco di panico e quindi abbiamo proseguito dandole alcune suggestioni di rilassamento, facendola tornare indietro nel giardino. Dopo un certo tempo, non appena le abbiamo suggerito di focalizzarsi su alcuni ricordi, ha avuto un secondo attacco di panico, così l’abbiamo riportata indietro, ai fiori del giardino, e da lì al risveglio.

Una volta sveglia, ci ha raccontato di alcune esperienze traumatiche avvenute negli anni del collegio. L’attacco di panico era stato molto lungo e sembrava riferirsi a uno shock grave. Non riuscivamo a convincerla che ciò che lei sentiva se n’era andato o che fosse nel passato, fino a quando non l’abbiamo sgridata.

Durante la terza ipnosi abbiamo suggerito a M. di visualizzare un bosco e gli anelli di legno all’interno di un tronco d’albero, come metafora dei ricordi. M. ha raccontato allora di un luogo da qualche parte, in montagna (forse i Pirenei), dove una giovane donna, o una bambina, doveva scappare perché alcune persone volevano bruciarla; allora abbiamo usato la dissociazione V-K per ridurre l’impatto dell’esperienza traumatica e M. ha riferito l’immagine di un uccello che volava alto (un corvo?).

Durante lo stesso incontro è stata praticata una seconda induzione, durante la quale abbiamo richiamato gli anelli dell’albero e M., quasi immediatamente, ha cominciato a parlare dell’uccello nero che aveva visto: "non è un uccello, è una macchina volante e vogliono farmi entrare!". C’era un essere che la impressionava molto, con grandi occhi, un essere che era in parte una macchina. Poi cominciò a sentirsi terrorizzata perché si sentiva scomparire. L’essere le stava facendo questo allo scopo di permetterle di entrare nella macchina volante.

Follow up.

Dopo la sessione di lavoro ipnotico, V. si sentiva molto grato: i suoi ricordi erano molto più vividi e ricchi di particolari. Due mesi più tardi decise di interrompere gli incontri con la terapeuta perché i suoi ricordi si "aprivano" via via automaticamente, e lui si sentiva di poter continuare da solo.

Dopo il lavoro ipnotico, M. si sentiva molto più tranquilla, sia durante il giorno sia durante la notte. Era diventata più paziente con se stessa; aveva pensato di regalare alcuni oggetti che le appartenevano, affermando di non essere più così "attaccata" al passato, come se pensieri e oggetti fossero solo zavorra.

I suoi ricordi più dolorosi si stavano affievolendo e riusciva a trascorrere più tempo in situazioni piacevoli. Ma non era soddisfatta, poiché non aveva ottenuto alcuna prova dei suoi IR4.

Alcune osservazioni sull’esperienza ipnotica.

Ci sembra utile sottolineare alcuni punti tra i ricordi dei due soggetti.

V.

  1. nascondersi
  2. spiare
  3. "vogliono il seme"
  4. la parola (o il nome?) Semah or Seman
  5. essere in grado di vedersi i genitali
  6. essere impotente ("mi sento una preda")
  7. essere legato, controllato, manipolato
  8. odore strano (come di zolfo freddo)
  9. forti emozioni (piangeva ed era terrorizzato).

M.

  1. fuga verso luoghi magici o esotici (India)
  2. "nessuno mi crede"
  3. rapporto speciale con gli animali e la Natura in genere
  4. insofferenza per legami o abiti stretti
  5. odore strano (come di muffa, di cartone bagnato o di un formicaio abbandonato)
  6. fobia per la piscina
  7. rabbia
  8. necessità di combattere
  9. una giovane donna bastonata
  10. collegio, ospedale, elettroshock
  11. attacchi di panico.

 

Discussione.

Abbiamo individuato quattro punti interessanti per una discussione metodologica che desideriamo riportare qui, riservandoci di approfondirli in altri contesti.

Primo: ci sono analogie sorprendenti tra i racconti dei due soggetti: i punti 1- 6- 7- 8 della storia di V. e i punti 1- 4- 5 della storia di M. sono molto simili.

Secondo: numerose questioni suggeriscono l’importanza di un setting psicoterapeutico per trattare con questi soggetti che devono affrontare la rabbia, le fobie, il senso di impotenza e di abuso, e per aiutarli a trovare un modo equilibrato di gestire le emozioni (vedi punti 6 e 9 per V. e 1 2 6 7 8 11 per M.).

Terzo: sappiamo che ogni informazione ottenuta durante un’ipnosi non è necessariamente "la Verità", quindi l’ipnosi non può essere usata per provare che un soggetto abbia avuto veramente un’esperienza di IR4. Questo significa che le persone devono essere informate in precedenza, e che devono sapere che l’ipnotista non è colui che ha il potere di convalidare delle prove, e dichiarare che le loro affermazioni sono una verità obiettiva o una falsità. Ricordiamo sempre che l’ipnotista ha un grande ascendente sulle persone a causa del modo corrente di fantasticarne il ruolo.

Quarto: abbiamo compilato un protocollo di intervento e pensiamo sia necessario che le persone lo leggano prima che sia utilizzata l’ipnosi a scopo di ricerca..

Il protocollo è visibile via Internet all’ http://www.cun-italia.net/parsec/parsec.htm

Conclusioni.

La mancanza di dati completamente accettati, e quindi diffusi, dalla comunità scientifica rende molto delicato il trarre delle conclusioni generali riguardo il tema degli IR4. Possiamo dire però che, come per altre argomentazioni, non è compito del terapeuta decidere se ciò in cui credono i suoi pazienti sia "la verità vera" delle cose. Fino a quando non avremo un certo numero di soggetti sui quali siano state effettuate analisi e ricerche ben condotte, sarà il caso di considerare gli IR4 alla stregua di una fede religiosa o di una filosofia, all’interno della quale il nostro dovere sarà quello di limitarsi ad aiutare le persone a ridurre il disagio che provano. L’elaborazione delle emozioni deve essere ricondotta in un ambito psicoterapeutico.

Al momento, ciò che possiamo consigliare è una "semplice" psicoterapia ipnotica (2), basata sulle considerazioni e sulle valutazioni concettuali moderne.

Up to recent times, the study of hypnosis was limited only to its external phenomena. Now it is clear that it is useless to study it only as an end in itself. (M. Erickson)

Bibliografia.

  1. John Mack – "Rapiti!" – Ed. Mondadori, 1995
  2. G.P. Mosconi et Al. – "Hypnosis, Hypnotic Psychotherapy and Neo-Ericksonian Principles" in: Atti XI Congresso Nazionale AMISI "Quarant’Anni di Ipnosi in Italia: Presente e Futuro" – Ed. AMISI, Milano, 1998

torna al PARSEC